Poteva benedire Lucifero?

di André Dorval, OMI
Tradotto e adattato da Nino Bucca, OMI

In qualità di vescovo, sant’Eugenio de Mazenod trovò a Marsiglia un ambiente che necessitava davvero del suo zelo apostolico. Questa città, importante per la posizione geografica e per il porto ben equipaggiato, era diventata la seconda della Francia. All’epoca del censimento del 1861 contava 260.000 abitanti. Era soprattutto la crescita dell’immigrazione a causare numerosi problemi di ordine religioso e sociale: vocazioni, educazione alla fede, lavoro, casa, povertà, ecc. In questa situazione il vescovo mostrò sempre un grande interesse per lo sviluppo della città. Senza agire direttamente nei domini di ordine economico, industriale, agricolo e finanziario, si sforzò sempre di incoraggiare diverse iniziative dei suoi diocesani. Ogni cosa era per lui una buona occasione per illuminare gli spiriti e orientare le menti verso le “realtà di lassù”: lettere pastorali, benedizioni di chiese, ospedali, navi, monumenti, banche, ecc.
L’8 gennaio del 1848 fu invitato alla cerimonia di inaugurazione della ferrovia che congiungeva Marsiglia con Avignone. Una lunga galleria di quattro chilometri e mezzo, scavata sul fianco della Nerthe, massiccio alto 279 metri, a Nord di Marsiglia, spalancava a quest’ultima l’accesso a Parigi. Per l’epoca si trattò di un evento di importanza capitale. I promotori vollero, perciò, assicurasi la benedizione del vescovo: nella nuova stazione di Saint Charles fu costruito un palco con un altare dominato dalla croce e sui nuovi binari vennero allineate le locomotive che dovevano ricevere la benedizione del vescovo.
Il presidente della giunta municipale presentò dapprima gli ospiti d’onore. Venne in seguito il momento di prendere la parola per mons. de Mazenod, che ne approfittò per far capire all’uditorio il senso religioso della cerimonia. “La Provvidenza – disse – non paga di aggiungere nuovi vantaggi all’esistenza materiale dei popoli, vuole ravvicinarli e unirli nell’ordine morale. Moltiplicando le relazioni reciproche, si accelera il movimento verso quell’unità misteriosa di tutti i figli della famiglia umana sotto un solo Dio e una sola fede. Possano quanti percorreranno questa via essere protetti dall’angelo del Signore: li accompagni sempre e li riconduca in seno alle famiglie, felici del loro ritorno”.
Monsignore intonò, quindi, il Veni Creator e recitò le preghiere previste per la benedizione delle locomotive, adattando per la circostanza le preghiere per i viaggi dei chierici. Si recò in seguito con la mozzetta e la mitria verso i binari, sui quali dovevano passare maestosamente dieci nuove locomotive decorate con bandiere e fogliame.
Tuttavia, la cerimonia diede luogo a un incidente diplomatico, particolarmente spinoso, che avrebbe potuto mettere il povero vescovo di Marsiglia in una situazione davvero imbarazzante. Fra le dieci nuove fiammeggianti locomotive, che portavano nomi poetici quali “Mistral” o “Come un fulmine”, ce n’era una che si chiamava “Lucifero”, il nome stesso del diavolo! Ovvia, benedire una macchina con un nome così ridicolo! Per fortuna si trovò una soluzione: poco prima della sflata l’arrogante locomotiva fu inviata all’uscita della stazione su un binario di scambio. Non dovette così subire gli spruzzi d’acqua benedetta con cui il vescovo asperse abbondantemente le altre nove, a mano a mano che passavano davanti all’altare. Uno storico dell’epoca riferisce in stile ampolloso che, una volta terminata la cerimonia, “le dieci macchine animate iniziarono insieme la loro corsa per dileguarsi verso l’orizzonte, lasciandosi dietro un pennacchio di fumo”.



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