Libero nonostante la pancia

di André Dorval, OMI
tradotto e adattato da Nino Bucca, OMI

Sulla scia del Fondatore, che nei primi anni del suo ministero sacerdotale fu cappellano della prigione di Aix-en-Provence, gli Oblati di Maria Immacolata si sono occupati dei carcerati fin dagli inizi della loro storia. Qui vi raccontiamo, però, la disavventura di padre Auguste Brunet (1816-1866), un Oblato finito lui stesso in prigione per quattro mesi, in seguito a una denuncia al tribunale di Kankakee, vicino a Chicago, da parte di Charles Chiniquy, prete apostata.
Chiquiny, di triste memoria in Quebec, era nato il 30 luglio 1809. Ordinato sacerdote nel 1833, divenne celebre nell’Est del Canada per la sua predicazione sulla temperanza. Entrato nel noviziato degli Oblati nel novembre 1846, vi rimase tredici mesi, ma non fu ammesso ai voti. In seguito si trasferì in Illinois (Stati Uniti), precisamente nella località di Bourbonnais, come prete colonizzatore. Lì abbandonò la fede cattolica, trascinando dietro di sé un gruppo di canadesi emigrati nella regione. Mons. O’Reagan, vescovo di Chicago, lo sospese, ma fece anche appello agli Oblati del Quebec perché tentassero di ricondurre sulla retta via le povere vittime dell’errore.
Fu così che padre Brunet arrivò in Illinois nel mese di ottobre del 1858, accompagnato da padre Lucien Lagier. La loro missione ebbe un notevole successo: nonostante gli stratagemmi infernali utilizzati da Chiniquy e dai suoi scagnozzi, centocinquanta eretici rientrarono nell’ovile della Chiesa, partecipando alla celebrazione dei sacramenti con tutti i cattolici del posto. I due missionari, felicissimi del loro lavoro, si apprestavano a rientrare in Canada, quando un fatto increscioso sopraggiunse ad adombrare la loro gioia.
Ecco come lo riferì il giornale Le Canadien: “Chiniquy, che vive solo di scandali, ha avuto l’audacia di fare arrestare padre Brunet col falso pretesto che questi l’avrebbe accusato di avere appiccato il fuoco alla chiesa di Bourbonnais nel 1853. La notizia ha provocato l’indignazione dei cattolici contro il miserabile. Essi sono venuti in massa alla casa canonica per versare la cauzione necessaria per la sua liberazione”. I missionari poterono, quindi, rientrare in Canada, preoccupati tuttavia per la piega che i fatti avrebbero potuto prendere.
Il processo si aprì alla corte di Kankakee il 3 gennaio del 1859. I due testimoni principali riferirono di un colloquio con l’imputato avvenuto in confessionale. La difesa tentò invano di obiettare che la deposizione non poteva essere accettata, giacché si trattava di una conversazione sotto il sigillo del segreto sacramentale. Secondo la loro deposizione, padre Brunet avrebbe affermato che era un male ascoltare Chiniquy e domandato se sapevano che aveva incendiato la chiesa di Bourbonnais. Alla fine del lungo processo, svoltosi alla presenza di giurati manifestamente ostili alla religione cattolica, padre Brunet fu dichiarato colpevole e condannato a versare a Chiniquy 2.500 dollari, una somma ingente all’epoca.
Tutti i procedimenti avevano avuto luogo in assenza dell’accusato, che si trovava sempre in Canada. Quando seppe della sentenza, non avendo i mezzi per pagare tale somma, padre Brunet decise di andare a costituirsi per non far perdere denaro ai suoi amici. Il 13 maggio del 1861, dopo essersi assicurato del rimborso completo delle cauzioni, si presentò dunque alla prigione di Kankakee. Questa soluzione non fu certamente gradita a Chiquiny, che doveva ora sborsare tre dollari a settimana per il mantenimento del prigioniero e pagare anche le spese processuali. Quattro mesi dopo, benché l’Oblato fosse trattato abbastanza bene in carcere, i suoi amici cattolici, decisi ad adottare ogni mezzo per farlo uscire, idearono un piano di evasione. Un dipendente della polizia segreta si mise all’opera per far segare nottetempo una sbarra della prigione, ma padre Brunet era un uomo di una certa mole e questo mise a rischio la realizzazione del progetto. Il prigioniero, infatti, riuscì a passare senza difficoltà con la testa e il busto fra le sbarre rimanenti della finestra, ma la pancia si rifiutava di attraversare! “Tirate, continuate a tirare - gridava il padre ai liberatori - anche se dovessi perdere un pezzo della mia carcassa!”.
Uno sforzo supremo lo restituì infine alla libertà. Montò velocemente sul cavallo che gli avevano procurato e si recò in una città vicina, dove prese il treno che lo riportò in Canada. Non ebbe nemmeno il tempo di andare a salutare l’amico Chiquiny!

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