La tonaca di padre Chirouse

di André Dorval, OMI
tradotto e adattato da Nino Bucca, OMI

Fra i grandi missionari oblati che hanno evangelizzato i pellerossa dell’Oregon, sulla costa del Pacifico, non si può non ricordare padre Eugène-Casimir Chirouse. Nato in Francia nel 1821, fece parte, pur non essendo ancora sacerdote, del primo contingente di Oblati giunti in questa regione nel 1847. Fu ordinato in seguito, nel corso di una cerimonia veramente spoglia. La celebrazione si svolse a Walla Walla, nell’unico vano del vescovado del tempo, un ambiente che serviva a mons. Magloire Blanchet da cappella, da sala da pranzo e da stanza da letto. C’erano solo due testimoni: padre Pascal Ricard e fratel Félix Pandosy. La missione era talmente sprovvista del necessario che per il neo ordinando mancava addirittura il camice. Per salvaguardare i principi della liturgia, che a quel tempo erano molto rigidi, Chirouse si sentì obbligato a infilare una camicia da notte sopra la tonaca. Nondimeno, l’ordinazione fu valida!
In quarantacinque anni di vita missionaria padre Chirouse fondò numerose missioni fra i Cayouses e gli Snohomish. In lingua Snohomish scrisse anche una grammatica, un dizionario e un catechismo. Emerito maestro di scuola, fu accreditato dal governo americano come “agente degli indiani d’America”. Era stato soprannominato “the good old Father”, “il vecchio buon padre”. La sua ingegnosità era alla ricerca costante di nuove invenzioni: poteva, ad esempio, trasformare una lattina in un elegante turibolo.
Ecco, a questo proposito, un’incredibile avventura di cui il temerario inventore fu vittima. Nella regione del distretto di Puget, in Oregon, gli spostamenti avvenivano generalmente in canoa. Un giorno padre Chirouse intraprese un lungo viaggio per andare a incontrare mons. Blanchet, suo superiore. Desiderando presentarsi vestito in modo adeguato per un’occasione così importante, scelse la tonaca migliore, ottenuta da una coperta bianca tinta col più bel nero, grazie alle migliori more che era stato capace di trovare. Partì, quindi, dalla missione in compagnia di tre rematori indiani. Trascorso poco tempo, l’equipaggio si ritrovò alle prese col mare in tempesta. Pur lottando con tutte le forze contro i flutti scatenati, non ci fu nulla da fare! La canoa si capovolse e gli uomini furono scaraventati in acqua. Riuscirono, tuttavia, a forza di braccia, a rimettere l’imbarcazione a posto, risalendo a bordo sani e salvi. Ahimè! L’acqua salata aveva danneggiato la bella tonaca, che ora non aveva più il nero abituale dell’abito tradizionale dei parroci. Richiamava piuttosto alla mente l’abito viola del vescovo!
Il padre era costernato: come si sarebbe potuto presentare al proprio vescovo lui, povero missionario, portando un abito simile al suo? Non sarebbe forse stato presuntuoso da parte sua? Mentre pensava a questa incresciosa situazione, ecco che la canoa si rovesciò di nuovo e una volta di più la tonaca del “good old Father” si ritrovò attaccata dall’acqua salata. Quando risalì sull’imbarcazione, ogni traccia di tintura era scomparsa e il largo abito mostrava il suo candore originale! Immaginate lo stupore: ritrovarsi vestito di bianco, prerogativa riservata addirittura al Sommo Pontefice! Insomma, una vera e propria seccatura.
Sopraggiunta la sera, i viaggiatori si accamparono sulle rive del fiume e trascorsero una notte tranquilla. Al risveglio padre Chirouse ebbe la fortuna di intravedere a portata di mano una macchia di belle more selvatiche. Non gli era mai capitato di trovare una tale abbondanza di questi preziosi frutti così grossi, così succosi, così neri. Sicuramente il Signore era con lui. Poté, in effetti, ridare alla sua tonaca l’esatto colore che le conveniva e presentarsi al superiore senza nessuna apprensione.
Ora indossava un abito nero da poco intinto nel succo delle more selvatiche.

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