Il patriarca laico

di André Dorval, OMI
tradotto e adattato da Nino Bucca, OMI

La partecipazione dei laici alla missione degli Oblati non è una novità dei nostri giorni. Nel XIX secolo, per esempio, sia i bianchi che i meticci del Nord-Ovest del Canada furono spesso preziosi ausiliari dei missionari nell’annunzio del Vangelo: li guidarono nei viaggi pericolosi, insegnarono loro le lingue locali e a volte li salvarono addirittura dalla morte. Tra questi precursori dei nostri attuali associati una figura emerge sopra tutte le altre. Si tratta di un meticcio della nazione Déné che, dopo la sua conversione, seppe conquistarsi la stima di tutti i missionari dell’Athabaska-Mackenzie. Era un anziano con la barba lunga e bianca, cosa questa che costituiva una vera e propria eccezione fra i meticci. Conosciuto col nome di “Patriarca Beaulieu”, con le sue numerose e straordinarie imprese si potrebbe scrivere la sceneggiatura di un film western.
La madre lo aveva cresciuto secondo le usanze della tribù dei montagnesi a cui apparteneva. La forza colossale di cui era dotato gli valse di essere assunto dalla Compagnia della Baia di Hudson come sicario incaricato di proteggere i fornitori di pellicce. Benché fosse meticcio, i pellerossa della regione lo avevano ugualmente scelto come loro capo. Tutti tremavano al suo cospetto. Di tanto in tanto, per mantenere il terrore del suo prestigio, irrompeva in un accampamento nemico, fendeva una tenda col coltello e pugnalava in pochi secondi un paio di vittime, lasciando gli altri spettatori impietriti dalla paura. Ce l’aveva in modo particolare con la tribù dei Bassi fianchi di cane, che avevano ucciso il fratello.
Di Dio e di religione Beaulieu non sapeva nulla. Come divenne credente e apostolo laico ce lo racconta padre Duchaussois.
“Una primavera arrivò a Forte Resolution, per mettersi ai suoi ordini, un giovane canadese francese di nome Dubreuil, uomo mite, caritatevole, sempre rispettoso dei suoi capi. Beaulieu ne fu colpito, sorpreso in particolare quando lo vedeva inginocchiarsi mattina e sera vicino al lettino. Incuriosito dal grande segno della croce che faceva agli inizi e alla fine di questo rito, volle informarsi. Dubreuil rispose che pregava il buon Dio e la santa Vergine Maria.

  • Potrei anch’io conoscere Dio e la santa Vergine? E amarli? E pregarli?

Dubreuil iniziò allora a istruire il focoso catecumeno, non tardando a scoprire, sotto le rozze apparenze del rodomonte, un animo retto e assetato di verità.
In questi frangenti arrivò al Portage La Roche un missionario.
È lui l’uomo di preghiera. Vallo a incontrare. Ti dirà cosa bisogna fare per servire Dio e salvare la tua anima.
Beaulieu attrezzò una grande canoa di corteccia, vi infilò le sette mogli e i figli e partì per il Portage. La sua conversione fu tanto rapida quanto completa. Da quel momento consacrò la sua vita alla penitenza e all’apostolato: niente era troppo bello né troppo ricco per l’Oblato, l’uomo della preghiera divenuto ormai suo ospite; si fece protettore, servitore e spesso fornitore dei missionari di passaggio nella regione; fu sacrestano, cuoco, ripetitore e commentatore delle prediche. Il vescovo Grandin, che andò a lezione da lui per perfezionarsi nella lingua montagnese, benedisse su sua richiesta una grande croce piantata sul greto del fiume. Qui Bealieu venne in pellegrinaggio ogni giorno sino alla morte. Anche col freddo più rigido lo si vedeva inginocchiato con la testa scoperta: recitava il rosario per i morti della tribù, per la famiglia, per tutti coloro ai quali aveva fatto del male. Ogni giorno piangeva sugli errori del passato.
Perché non ho conosciuto il buon Dio prima? Come lo avrei amato! Perdonami, Signore, per i miei peccati.
Quando morì nella pace del Signore aveva più di cent’anni”.

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