Come la vittima del Calvario

di André Dorval, OMI
tradotto e adattato da Nino Bucca, OMI

Settimana Santa del 1885. Padre Léon Fafard, originario del Quebec, era il responsabile della missione del lago La Grenouille. Padre Félix Marchand, arrivato recentemente in Canada dalla Francia, aveva lasciato la missione del lago d’Oignon per celebrare i giorni santi col confratello oblato. Erano giorni di violenta rivolta fra i Meticci della regione, incapaci di far rispettare i propri diritti dal governo di Ottawa. Un centinaio di nomadi, guidati dal capo Grande Orso, invasero la missione e sobillarono gli abitanti della riserva. Da parte loro, i missionari si sforzavano di mantenere la pace.
Il 2 aprile mattina i fedeli si erano recati alla cerimonia del Giovedì Santo celebrata dai due padri. Appena iniziata la messa, una banda di uomini armati fece irruzione in chiesa e obbligò tutti gli abitanti della riserva ad abbandonare i luoghi per recarsi nel campo dei ribelli, lontano circa un chilometro. Padre Marchand fu il primo a mettersi in marcia, seguito da una fila di prigionieri, uomini e donne, bianchi e pellerossa. Padre Fafard, invece, stando in coda, esortava tutti alla calma. Un buon cattolico irlandese, impiegato del governo, rifiutò, tuttavia, di camminare. Gli spararono un colpo alle spalle. Avendo sentito l’urlo dello sventurato, padre Fafard si precipitò in suo soccorso, ricevendo a sua volta una scarica di fucile, che lo fece accasciare pesantemente al suolo. Padre Marchand, che in quel momento si era nascosto dietro un avvallamento del terreno, non aveva visto nulla. Quando apprese che il confratello era stato ucciso, ritornò indietro immediatamente. Appena apparve sul poggio, una pallottola lo colpì in piena fronte. Cadde anche lui, così, vittima del suo servizio e della sua carità.
I ribelli, essendosi accorti che padre Fafard respirava ancora, si misero in cerchio attorno al ferito. Si trovava fra loro “il figlio del miracolo”. Era così soprannominato un giovane pellerossa, beniamino del missionario. Minacciato da una grave malattia quando aveva cinque anni, era guarito miracolosamente dopo il battesimo. Divenuto adolescente, rendeva numerosi servizi all’Oblato. Il capo della banda si rivolse allora al “figlio del miracolo” con queste parole: “Non abbiamo mai saputo se stai dalla parte dei bianchi o dalla nostra. Ecco l’occasione propizia per mostrarlo. Se stai con noi, finirai il Bianco. Prendi questo fucile e sparagli. Se non lo fai, saremo noi a sparare su di te”. Il ragazzo, dopo un istante di esitazione, prese il fucile fra le mani tremanti. In quel preciso momento padre Fafard aprì gli occhi e guardò il suo protetto, come a implorare la sua pietà. Preso dal panico, l’Indiano premette sul grilletto, mettendo così fine ai giorni del suo benefattore.
Poco tempo dopo mons. Grandin si recò al lago La Grenouille, dove non poté far altro che costatare le enormi proporzioni del disastro. Ogni cosa era stata saccheggiata o incendiata. Fra i testimoni del massacro c’era Margherita, un’anziana pellerossa, che gli fece questo racconto: “Quando i ribelli se ne sono andati via, mi sono avvicinata ai missionari. Tenevano la loro croce di Oblati fra le mani arrossate dal sangue. Sono allora andata ad attingere acqua alla palude vicina per lavare loro il volto, le mani e la croce. Facendo ciò, ho pensato al dolore provato dalla Madonna il Venerdì Santo, quando gli fu consegnato il corpo trafitto dai chiodi e insanguinato del Figlio”.
In una lettera, spedita in seguito alla madre di padre Fafard, mons. Grandin scrisse questa riflessione: “Mi sembra, cara signora Fafard, che l’anziana donna mi abbia comunicato questo bel pensiero per lei. Può paragonare i suoi dolori a quelli della Santissima Vergine, tanto più che la vittima, che piangiamo insieme, somiglia alla grande vittima del Calvario”.

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