Domenica 5 settembre - "Il segreto del parlare" di don Giovanni Berti

Dal Vangelo secondo Luca
Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Quando ero in seminario la mia più grande preoccupazione in vista del diventare prete era il parlare in pubblico. Mi metteva una grandissima ansia il dover tutte le domeniche fare l’omelia davanti a tante persone molto diverse tra loro per età, cammino spirituale, idee e provenienze… Mi chiedevo come avrei fatto a superare questa paura che non era solo paura di parlare al microfono, ma anche di dire le cose in maniera corretta per coloro che avevo davanti, evitando stupidaggini e il venire frainteso. Era anche la paura che con le mie parole sbagliate non avrei avvicinato ma allontanato le persone dalla fede e da Dio.
L’evangelista Marco ci racconta in questo Vangelo di una guarigione che non è solo fisica ma soprattutto spirituale.
L’uomo che viene portato da Gesù letteralmente non è muto, ma balbuziente. Essendo incapace di ascoltare non è capace nemmeno di parlare bene. Infatti appena guarito, l’evangelista ci dice che “parlava correttamente”. Quest’uomo non sapeva parlare perché non era capace di ascoltare.
Nella Bibbia spesso viene detto che il popolo di Israele è “duro di orecchi” perché non riesce ad ascoltare Dio in modo vero e attento. La prima parola della preghiera del buon Israelita è sempre “Ascolta Israele…”.
Questo uomo ha prima di tutto un problema di udito che simbolicamente richiama non tanto la dimensione fisiologica del problema, ma quella dell’atteggiamento spirituale. Questo uomo sordo ci ricorda quanto poco anche noi sappiamo ascoltare, anche se le nostre orecchie funzionano perfettamente. Siamo tutti un po’ sordi verso Dio e verso il prossimo, anche se alla fine il Vangelo ci ricorda che ascoltare il prossimo ci porta ad ascoltare Dio stesso che ci parla.
Siamo tutti sordi, cioè incapaci di ascoltare, perché non diamo tempo al prossimo e ci limitiamo ad accogliere solo alcune delle informazioni che ci dà, ma non siamo più capaci di ascoltare tra le parole e arrivare al suo cuore. Siamo sordi perché il “rumore” di tante preoccupazioni esterne ci distraggono: quando la notifica del cellulare è più importante di chi ci parla, quando teniamo la televisione accesa mentre mangiamo insieme e quello che scorre sullo schermo cattura gran parte della nostra attenzione. Siamo sordi quando siamo frettolosi a cercare le cause o la soluzione di un problema che ci viene esposto e non ci sforziamo di capire quello che veramente l’altro ci vuole dire. Siamo sordi… sono sordo, e me ne accorgo tante volte, quando le mie ragioni e le mie idee valgono di più del valore della persona che ho davanti e mi dice le sue idee che sono diverse, e pian piano la trasformo da interlocutrice ad avversaria.
Siamo sordi anche con Dio che ci sembra muto, quando non diamo mai spazio alla preghiera, all’ascolto della Parola di Dio, alla meditazione.
Nel sordomuto guarito da Gesù ci siamo tutti noi con le nostre sordità umane e spirituali. E anche noi se siamo incapaci di ascoltare alla fine diventiamo incapaci di comunicare correttamente e diventiamo muti come l’uomo del Vangelo.
La capacità di parlare bene viene proprio dal saper bene ascoltare. Questo è quello che in tanti anni di ministero come prete (sono ormai 28!) ho capito. Ho imparato a parlare in pubblico, superando abbastanza le paure iniziali. Ho adottato delle tecniche per superare l’ansia che mi bloccava, ma non è stato solo questione di tecnica, ma proprio di ascolto. Ho imparato che se ascolto davvero Dio nella sua Parola e nel cuore, nulla mi può ferire e la sua vicinanza mi sostiene. Ho imparato che se ascolto le persone (e non è facile!!) prima ancora di preoccuparmi di cosa dire, alla fine “il cosa” dire viene fuori senza problemi e senza paura. Ho davvero imparato come prete ma ancor più come cristiano e uomo che il vero segreto del sapere parlare viene dal saper ascoltare…

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