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MARIA MADRE DI DIO
Numeri 6, 22-27; Galati 4, 4-7; Luca 2,16-21
VANGELO
I pastori 16andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. 19Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. 20I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
21Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
COMMENTO
La liturgia odierna evoca temi diversi: la maternità di Maria, la pace, la circoncisione e il nome di Gesù, l'incarnazione. In questo mosaico di temi e di suggestioni proposti all'inizio dell'anno civile scegliamo un dato che è presente sia nella Lettera di Paolo sia nel Vangelo di Luca che oggi leggiamo: Gesù è membro di un popolo, partecipa intimamente ad una comunità umana. Paolo per sottolineare la vicinanza salvifica del Cristo all'uomo ne traccia una biografia essenziale marcando il fatto che Gesù è «nato sotto la legge», è stato vincolato ad una struttura religiosa ed umana. Proprio perché egli è passato attraverso questa realtà, la legge e la società non sono più strumenti di oppressione, di limite o di prevenzione dal male ma possono divenire realtà fecondate e riscattate da Dio. L'uomo che d'ora innanzi nascerà non sarà più soltanto figlio dell'uomo, componente della famiglia umana e membro d'un popolo, ma diverrà, per la presenza liberatrice del Cristo-fratello, figlio adottivo di Dio, componente della famiglia dei santi e componente del popolo di Dio. Non nasce più uno schiavo ma un figlio perché l'umanità schiava del peccato e dell'ingiustizia è stata riscattata dal Cristo incarnato.
Anche Luca nella finale del brano odierno sviluppa lo stesso tema sia pure con una fisionomia e una prospettiva differenti. La «legge» di Paolo, simbolo della condizione umana, è sostituita dalla circoncisione, simbolo dello statuto socio-religioso del popolo ebraico. Maria e Gesù si presentano come membri di un popolo, vincolati alle prassi sociali e cultiche che lo contraddistinguono. Ma questa prassi, che pure aveva un suo valore significativo e profondo testimoniato dalle raffinate pagine di Genesi 17 dedicate alla circoncisione di Abramo o dalla riflessione sulla «circoncisione del cuore» fatta dal Deuteronomio (10,16), acquista ora un valore assolutamente inedito. Colui che nella sua carne virile porta il segno vivo e palpitante dell'alleanza di un popolo con Dio si chiama Gesù, «nome che era stato imposto dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre».
Il nome per il semita è la realtà stessa della persona che lo porta: tanti Gesù nella storia d'Israele avevano portato questo nome da Giosuè in avanti, ma nessuno poteva dire di attuarne in pieno il significato etimologico, il Signore salva. Ora, in questa circoncisione appare il vero Salvatore che recupera a sé nell'alleanza del suo sangue quel popolo e quell'umanità a cui egli si sta vincolando attraverso il rito della circoncisione. «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» dice l'angelo a Giuseppe (Mt 1, 21). Gesù entra nel Tempio non per essere consacrato ma per consacrare, non per essere purificato ma per purificare, non per essere assorbito e dissolto dalla nostra creaturalità ma per assumere e salvare la nostra umanità così da renderci come lui figli ed eredi.
Perciò, attraverso Maria il Figlio di Dio entra in un popolo, in una legge e in una prassi religiosa divenendo pienamente fratello dell'uomo storico. E così che la «carne» e il «tempo» dell'uomo sono consacrati. Ogni uomo d'ora innanzi è figlio di Dio e può gridare al Signore: «Abbà, Padre» (GaI 4, 6). Muore ogni forma di schiavitù, dovrebbe essere cancellato ogni attentato alla dignità dell'uomo perché con esso si colpisce il Padre di tutti, Dio. Non esiste per la Bibbia un peccato che sia solo contro l'uomo, esso è automaticamente anche contro Dio. Cristo, «nato da donna», ci invita ad amare, a difendere e ad aiutare ogni «nato da donna».
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