PASQUA DI RISURREZIONE

 

Atti degli Apostoli 10,34.37-43; Colossesi 3,1-4; Giovanni 20,1-9

 

VANGELO

 

1Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

COMMENTO

 

«La natura che finora era morta celebra la risurrezione insieme al suo Signore. La deliziosa bellezza degli alberi verdeggianti e dei fiori variopinti sono tutti come un unico gesto di gioia. Il cielo, fino ad oggi triste, oppresso dall'oscurità di nuvole vaganti, ora ride dolcemente alla terra.

Volta del cielo e superficie della terra si accordano in un unico canto al Cristo Dio e uomo che ha portato pace al cielo e alla terra. Il sole, focolaio di luce per tutte le stelle, fa rifulgere il suo volto sfavillante, ogni creatura celebra una santa liturgia d'amore per questo giorno della nostra salvezza». Così inizia la sua omelia di Pasqua un anonimo predicatore del v sec., scambiato dalla tradizione con S. Agostino. Il sole e la vita pasquale illuminano tutta la liturgia della grande veglia notturna e del giorno fondamentale di tutta l'esistenza cristiana. Non per nulla in inglese e in tedesco la domenica  che è per il cristianesimo la celebrazione della Pasqua è letteralmente detta «giorno del sole».

Nelle tre letture pasquali il sole sale all'orizzonte come un segno. Nel catechismo che Pietro sta presentando al centurione di Cesarea Cornelio, il primo pagano entrato nel cristianesimo, appare la menzione del «terzo giorno» della risurrezione. Anche Paolo nel più antico «credo» cristiano, quello citato nella prima lettera ai Corinzi (15, 3-5), ricorda che «Cristo è risorto il terzo giorno secondo le Scritture». «Terzo giorno» nella Bibbia non è tanto un'indicazione cronologica quanto piuttosto il segno di una data decisiva e definitiva. Nel terzo giorno, ad esempio, finisce il silenzio di Dio ed Abramo sa che il figlio Isacco sarà salvato e diverrà il figlio della promessa (Gn 22). La Pasqua apre l'alba della nuova storia.

La seconda lettura, tratta dalla lettera di Paolo ai cristiani di Colossi (nell'attuale Turchia), si rivolge anch'essa ad un orizzonte celeste: è quel «lassù» dove sfolgora il sole di Dio. Non è il cielo dell'evasione o dell'alienazione. Nel giorno dell'ascensione l'angelo di Dio inviterà gli apostoli a non fermarsi «a guardare il cielo ma a ritornare a Gerusalemme, la città della testimonianza. Il «lassù» cristiano, infatti, è il segno del destino dell'uomo nuovo che si riflette nella sua esistenza concreta: «Noi riflettiamo come in uno specchio la gloria del Signore e siamo trasformati nell'immagine del Cristo, di gloria in gloria» (2 Cor 3, 18).

Eccoci, infine, di fronte al «sole della Pasqua» di Cristo secondo il testo evangelico. Fedele alla sobrietà dei Vangeli, l'arte cristiana non ha mai rappresentato la risurrezione sino al X-XI sec. La luce di questo mistero è tale da essere ineffabile. Ora, anche il racconto di Matteo contiene solo un'apparizione angelica. L'angelo della Pasqua è la voce stessa di Dio e la sua luce sfolgorante è solo un simbolo dell'area divina in cui il Cristo risorto è ormai ritornato. L'angelo proclama per due volte il «credo» della Chiesa: «E risorto... E risuscitato dai morti» e con un gesto egli rappresenta visibilmente il significato della Pasqua. L'angelo, infatti, ribalta la pietra sepolcrale e vi si siede così da mostrare il trionfo definitivo di Dio sulla morte. La tomba è nella tradizione biblica il segno degli inferi e della morte. I fedeli sono invitati «a vedere il sepolcro» di Cristo, ma non come la tomba di un eroe o di un grande profeta bensì come una tomba scardinata e vuota. Cristo, infatti, è nel «terzo giorno» dell'eternità, è «lassù» nella gloria di Dio, è il «sole perfetto del giorno senza tramonto», come canta la liturgia. È per questo, allora, che gli ortodossi e gli arabi, in forma molto suggestiva, chiamano la Basilica del S. Sepolcro di Gerusalemme Anastasis o Qiyama, parole che significano entrambe, in greco e in arabo, «risurrezione». Non cerchiamo nella nostalgia e nella tristezza di una religione dei morti «colui che è vivo» ed è in mezzo a noi per sempre.

 

 

 

 

 

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