DOMENICA DELLE PALME

 

Isaia 50,4-7; Filippesi 2,6-11; Matteo 26,14-27,66

 

 

1° e 2° LETTURA

 

4Ascoltatemi attenti, o mio popolo; o mia nazione, porgetemi l’orecchio. Poiché da me uscirà la legge, porrò il mio diritto come luce dei popoli. 5La mia giustizia è vicina, si manifesterà la mia salvezza; le mie braccia governeranno i popoli. In me spereranno le isole, avranno fiducia nel mio braccio. 6Alzate al cielo i vostri occhi e guardate la terra di sotto, poiché i cieli si dissolveranno come fumo, la terra si logorerà come un vestito e i suoi abitanti moriranno come larve. Ma la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta. 7Ascoltatemi, esperti della giustizia, popolo che porti nel cuore la mia legge. Non temete l’insulto degli uomini, non vi spaventate per i loro scherni.

2Rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. 3Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. 4Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.

5Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:

6egli, pur essendo nella condizione di Dio,  non ritenne un privilegio l’essere come Dio, 7ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo, 8umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

9Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, 10perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, 11e ogni lingua proclami:

«Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

 

 

 

COMMENTO

 

Questa domenica apre quella che le chiese d'Oriente chiamano la «Grande Settimana», che noi chiamiamo la «Settimana Santa» per eccellenza e che l'antico rito della Chiesa di Milano definiva la «Settimana Autentica». Nella straordinaria ricchezza delle letture odierne abbiamo raccolto solo alcuni frammenti di meditazione, tutti collegati al tema della passione del Cristo.

Davanti ai nostri occhi appare subito, nella prima lettura, una figura di torturato. Non sappiamo chi sia: il profeta Isaia in quattro celebri canti del suo libro l'ha chiamato solo «Servo del Signore», un titolo che di per sé in Oriente è onorifico e glorioso.

Eppure questo personaggio misterioso, in cui la tradizione giudaica e cristiana vedrà i lineamenti del Messia, è un ultimo della terra. E percosso sulla schiena, proprio come si faceva coi buffoni di corte o con gli stupidi, secondo certe brutali usanze antiche e recenti. E circondato da un disprezzo aggressivo (insulti e sputi), è sottoposto a violenze e torture (lo strappo della barba). Ma, secondo l'attesa comune, il Messia non doveva apparire su una cavalcatura regale, avvolto in un'aureola di luce, pronto a guidare il suo popolo al trionfo?

Siamo, quindi, di fronte ad una svolta nella via della speranza messianica, una svolta che è celebrata anche dall'inno, altrettanto celebre, che Paolo compone o cita nel c. 2 della lettera da lui indirizzata alla chiesa greca di Filippi. La vicenda vissuta dal Messia Gesù è stata uno sprofondarsi nel baratro della miseria e del vuoto: spogliarsi, umiliarsi, morire, essere crocifisso sono quasi i gradini di questa discesa agli inferi del Cristo. Riappare nell'inno paolino la parola «Servo» ma qui non ha più nessuna colorazione luminosa, è l'oscura e miserabile condizione dello schiavo calpestato.

Ancora una volta la salvezza non passa attraverso strade trionfali ma per quella che anche oggi a Gerusalemme è chiamata la «Via Dolorosa»: essa si snoda da un tribunale fino ad un luogo di esecuzione capitale per approdare in un sepolcro.

Giungiamo, così, al vertice della nostra liturgia della Parola, in cui gli enigmi si sciolgono nella sequenza narrativa degli eventi della passione. Il Servo è Gesù di Nazaret che vive le ultime ore della sua vita in un crescendo di umiliazione e di sofferenza. Non è stato riportato il passo del Vangelo di questa domenica perchè troppo lungo, ma in questa settimana sarebbe bello che tutti i fedeli tenessero come guida per la loro preghiera personale e per la loro riflessione l'intero «Vangelo della passione». Ricordiamo, tra l'altro, che il racconto delle ultime vicende terrene del Cristo e della sua gloriosa risurrezione costituì probabilmente il protovangelo della Chiesa delle origini sul quale si modellarono poi i quattro Vangeli.

I due capitoli di Matteo (26-27) che oggi si leggono si articolano su sei scene che si susseguono con immediatezza e drammaticità ma che hanno tutte racchiuso in sé un messaggio e un seme di salvezza. La cena pasquale celebra il mistero della continua presenza del Cristo in mezzo al suo popolo. Nel Getsemani Gesù è il modello del perfetto orante che sperimenta l'«agonia» del silenzio dell'amicizia umana e della stessa vita. Nell'arresto Gesù ribadisce il suo appassionato amore per il perdono e per la non-violenza. Il processo giudaico è dominato dall'ultima rivelazione messianica e divina di Gesù davanti al suo popolo: «D'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo». Il processo romano sancisce la scelta della folla di Gerusalemme e svela l'indifferenza (Pilato) ma anche la simpatia (moglie di Pilato) dei pagani. Al vertice della crocifissione è convocato tutto il cosmo con le sue forze (tenebre e terremoto), è presente l'umanità che bestemmia, ma avanza anche la Chiesa dei nuovi credenti (il centurione) e sfila ormai la nuova umanità liberata dal Cristo (i morti che sorgono dai sepolcri).

 

 

 

 

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