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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Isaia 49,3.5-6; 1Corinzi 1,1-3; Giovanni 1,29-34
VANGELO
29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
COMMENTO
Come nella precedente domenica del battesimo del Cristo alle rive del Giordano, anche oggi protagonista è il Battista. Ma le sue parole asciutte e profetiche sono come delle frecce puntate verso un bersaglio, sono come un segnale che ci orienta verso un'altra meta. E questa meta è il Cristo. Infatti nelle sue frasi vediamo profilarsi un ritratto del Cristo: egli è colui che cancella il peccato di incredulità e di odio del mondo, è colui che ci precede nel tempo perché egli è eterno come Dio, è la suprema presenza divina nella carne dell'uomo perché in lui ha sede lo Spirito Santo, egli è per eccellenza il Figlio di Dio.
Noi, però, sceglieremo in questo «catechismo» giovanneo due simboli che brillano nel brano evangelico che oggi leggiamo. Il primo è quello, tanto caro all'arte cristiana e alla pietà popolare, dell'agnello: «Ecco l'agnello di Dio», esclama il Battista fissando gli occhi su Gesù. Dobbiamo però per un istante liberarci dalle nostre rappresentazioni che associano l'agnello solo alla mitezza, all'immagine della vittima. Nel linguaggio della Bibbia i riferimenti sono molto più complessi e carichi di significati.
Il primo rimando è facile e ci riporta a quella celebre notte egiziana quando Israele in marcia verso la libertà aveva celebrato la Pasqua dell'agnello. Quell'animale, le cui ossa non dovevano essere infrante, diventava l'emblema di un dono grandioso, quello della liberazione politica e spirituale, esteriore ed interiore. Non per nulla secondo Giovanni Gesù fu condannato a morte a mezzogiorno della vigilia di Pasqua (19,14), proprio nel momento in cui i sacerdoti iniziavano a sacrificare gli agnelli nel Tempio per la festa di Pasqua. Non per nulla ancora Giovanni ci presenta il Cristo trafitto al costato e con le gambe non spezzate come l'agnello della Pasqua perfetta al quale «nessun osso è spezzato» (19,36).
Ma c'è un altro riferimento biblico, questa volta più sottile e più messianico. Nel famoso quarto carme del Servo del Signore presente nel c. 53 di Isaia questa figura misteriosa di Servo, dai contorni messianici, viene rappresentata mentre sta per essere avviata alla passione e alla morte: su di lui incombe il peccato degli uomini suoi fratelli. Ebbene, egli va verso il suo destino in serena accettazione: «era come agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori» (53, 7). Tra l'altro - se fosse vera una curiosa ipotesi avanzata da alcuni studiosi - il Battista parlando in aramaico avrebbe usato il termine talya' che significa contemporaneamente sia «agnello» sia «servo» del Signore. Cristo è, quindi, colui che offre liberamente se stesso per togliere dal mondo il peccato e ricondurre a Dio tutti i suoi fratelli nella carne.
Si delinea, così, un terzo rimando, quello dell'agnello presente anche nell'Apocalisse: nel giudaismo del tempo, infatti, si immaginava che alla fine della storia un agnello vittorioso avrebbe distrutto le potenze del male, del peccato e dell'ingiustizia. Il Cristo è per eccellenza colui che libera da ogni schiavitù, è colui che perdona. E suggestivo il dialogo che il filosofo Pascal immagina tra Dio e l'uomo: «"Se tu conoscessi i tuoi peccati, ti perderesti d'animo". "Allora mi perderò d'animo, Signore!". "No! Perché essi ti saranno rivelati nel momento stesso in cui ti saranno perdonati"».
Un cenno, infine, anche al secondo simbolo, la colomba. Per gli evangelisti essa è simbolo dello Spirito Santo, forse per un'allusione allo Spirito di Dio che aleggiava sulle acque del caos secondo Genesi 1, 2. Ma c'è un altro dato a cui gli evangelisti rimandano: la colomba è in Osea, nel Salmo 68 e nel Cantico quasi lo stemma di Israele. In questa luce, allora, possiamo dire che attorno al Cristo immerso nelle acque del Giordano si raccoglie anche l'Israele di Dio, cioè la comunità dei credenti che da lui attingono lo Spirito di Dio. L'agnello del perdono dei peccati e la colomba della Chiesa si incontrano in Cristo.