Il DOMENICA DI QUARESIMA

 

Genesi 12,1-4; 2 Timoteo 1, 8-10; Matteo 17,1-9

 

 

VANGELO

 

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

COMMENTO

 

Sappiamo che questa solenne e luminosa pagina di Mat­teo è alla base anche di una festa, quella della Trasfigura­zione che si celebra il 6 agosto. Ora, le Chiese orientali usa­no un'espressione suggestiva per definire questa festa, la chiamano «la Pasqua d'estate» e alla comunione cantano una splendida antifona che si svolge attorno alla proclamazio­ne: «Abbiamo visto la luce del Risorto!». Effettivamente la collocazione ideale di questo testo evangelico è proprio quella odierna, nella luce dell'attesa pasquale: la scena del monte ha infatti i contorni di un'apparizione pasquale col Cristo glorioso al centro, circondato dagli apostoli stupiti ma rasserenati da Gesù («Furono presi da grande timore... Alzatevi, non temete!»).

Due sono i grandi segni della Trasfigurazione che «predi­ce» la Pasqua. Il primo, fondamentale, è quello della voce divina: «Questi è il Figlio mio prediletto». Nel Vangelo que­sta voce risuona con le stesse parole in tre scene disposte simmetricamente così da costituire quasi un filo narrativo all'interno dell'esistenza terrena del Cristo. All'inizio (Mt 3), nel battesimo, quando la voce celeste proclama la stes­sa dichiarazione sul Cristo immerso nelle acque del Gior­dano. Al centro del cammino terreno di Gesù nella Trasfi­gurazione la voce ribadisce il mistero che si cela nell'uomo Gesù, residente a Nazaret e predicatore ambulante per le strade della Palestina. Alla fine del Vangelo, quando il Cristo sarà elevato in croce davanti al mondo, sarà un centurione romano a proclamare il vero segreto di Gesù prima annun­ziato dal cielo: «Davvero costui era Figlio di Dio!» (Mt 27, 54). La voce contiene, perciò, il Credo che Dio ci rive­la e che la Chiesa professa. Al centro della nostra fede, della nostra liturgia, della nostra spiritualità deve brillare sopra tutti e sopra tutto il volto di Cristo: esso deve offuscare i facili devozionalismi, deve confondere le degenerazioni del­le varie sette, deve guidare lontano dal baratro oscuro delle superstizioni.

 Il secondo segno è quello della luce che avvolge tutto il quadro della Trasfigurazione, la figura di Gesù e gli stessi discepoli. Il greco dei Vangeli esprime la parola «trasfigu­razione» col termine «metamorfosi», indicando così un in­tima trasformazione che rivela la realtà misteriosa del Cri­sto e che svela anche il nostro destino di «figli della luce». La Trasfigurazione, allora, è per noi un segno dell'azione della grazia che trasforma-trasfigura la nostra fragilità e la nostra debolezza. Lo scrittore ortodosso francese O. Clément nel­la sua opera L'altro sole descrive quasi fisicamente questa «trasfigurazione» in Charles de Foucauld, il fondatore dei Piccoli Fratelli: «Fui sconvolto dalle fotografie di Charles de Foucauld. La carne era ormai sostituita da brace arden­te, era il passaggio attraverso il fuoco, la trasfigurazione-risurrezione. Il santo dice Abbà, Padre, come se pregasse per la prima volta ed entra in una sempre nuova prima volta e diventa lui stesso fiamma divina».

La voce ci conduce al Cristo, la luce ci trasforma in lui; la voce si esprime nella Bibbia, la luce ci avvolge at­traverso la fede e i sacramenti; la voce ci indica la via della vita, la luce inaugura il nuovo giorno della salvezza. Il racconto della Trasfigurazione che è conservato nella Secon­da Lettera di Pietro finisce proprio intrecciando in un uni­co segno voce e luce: «Quella voce noi l'abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con il Cristo sul san­to monte. A quella voce fate bene a volgere l'attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori» (1, 18-19).

 

 

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