I DOMENICA DI QUARESIMA

 

Genesi 2, 7-9; 3,1-7; Romani 5,12-19; Matteo 4,1-11

 

VANGELO

 

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani  perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:  Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

 

COMMENTO

 

Il racconto delle tentazioni di Gesù è costruito da Mat­teo su uno spartito: c'è una triplice tentazione diabolica a cui risponde, in contrappunto, una triplice citazione della Bibbia da parte di Gesù («Sta scrit­to»). Le tre scene risultanti sono accompagnate da due quin­te scenografiche. La prima è nel fondale ed è il deserto che evoca allusivamente la crisi di fede di Israele pellegrino nelle steppe del Sinai. La seconda è, invece, quella dell'orizzon­te palestinese, la terra promessa col «pinnacolo» (che è lo spigolo più alto delle mura del Tempio, a strapiombo sulla valle del Cedron) e col «monte altissimo» che la tradizione popolare ha identificato col Monte della Quarantena che incombe sulla stupenda oasi di Gerico, simbolo di prospe­rità e di splendore. Con questa «sceneggiatura» appare già un tema caro a Matteo: in Gesù si raccoglie il vero Israele fedele che non cede ai progetti diabolici di potenza e di trionfo.

Il tentatore, infatti, fa balenare davanti al Cristo e al suo discepolo tre forme di messianismo e, se si vuole, di reli­giosità. La prima tentazione, quella delle pietre che diven­tano pani, potremmo definirla terrenista, legata alla mate­rialità delle cose. Certo, Cristo è stato spesso dolorosamente colpito dalla fame del mondo. Prima della moltiplicazione dei pani egli si commuove davanti alla folla degli affamati di allora e di ogni tempo (Mc 6, 34). Ma, dopo averli sfa­mati, appena si accorge che lo scambiano per un capo di stato ideale, «sapendo che lo volevano fare re, si ritira subito sulla montagna, tutto solo» (Gv 6,15).

La seconda forma di messianismo simboleggiata dal ten­tatore nel volo dal pinnacolo potremmo definirla taumatur­gica. E quella di una religione magica, pubblicitaria, da stella dello spettacolo sacro. Essa umilia la vera fede che, pur non essendo assurda, è rischio, è libertà, è un fidarsi della Parola divina. Gesù e Paolo al riguardo sono inesorabili: «Questa generazione adultera e perversa cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato», si legge in Mt 16, 4, mentre nella Pri­ma Lettera al Corinzi Paolo scrive: «I giudei chiedono mira­coli, i greci cercano la sapienza, noi proclamiamo Cristo cro­cifisso» (1Cor, 22-23).

Ed ecco in crescendo la tentazione più forte, quella del messianismo politico. E la religione del potere e del benes­sere, un'idolatria implacabile che dal suo fedele esige una totalità assoluta in dedizione, simile a quella che lega il fede­le autentico al Dio vivo e vero: «Non potete servire a Dio e a mammona. O odierai l'uno e amerai l'altro o ti affezio­nerai all'uno e disprezzerai l'altro» (Lc 16, 13). Gesù non si compromette col potere politico, il suo non è un proget­to di dominio e di possesso ma di amore e di donazione.

La «tentazione dei pani» si risolve, allora, nell'adesione al progetto di Dio che è più grande dei sistemi economico­sociali. La «tentazione del Tempio» si risolve nel rifiuto della pseudo-religione che, anziché servire Dio, pretende di ser­virsi di Dio. La «tentazione del monte» si risolve nel rifiu­to del potere oppressivo ed egoistico e nell'adesione all'u­nica signoria, quella di Dio. Ora, Gesù replica alle tre sfi­de di Satana con un'unica arma, quella della Parola di Dio. Non usa nessuna parola sua ma solo quella «scritta» nella Bibbia. Anche il cristiano, che cammina nella foresta dan­tesca della vita, popolata dalle provocazioni sottili o pla­teali del benessere, del successo e del potere, deve avere come guida la Parola di Dio che è «come fuoco che brucia e come martello che spacca la roccia» del male (Ger 23, 29).

 

 

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