|
| LE ORIGINI STORICHE
La storia
della parrocchia (come deduciamo dall’articolo dell’Osservatore Romano
pubblicato in occasione della visita di Giovanni Paolo II) ha origine
dal decreto Quo Aptius, del 21 ottobre 1937, emanato dal cardinale
vicario Francesco Marchetti Selavaggiani, con il quale si istituì la
parrocchia del Santissimo Crocifisso, affidata a sacerdoti diocesani, e
si sanciva che il territorio della
giurisdizione parrocchiale veniva formato dallo smembramento di parte di
quelli delle parrocchie di San Pancrazio Martire, di Santa Maria del
Carmine e di San Giuseppe al Casaletto di San Pio V.
Il papa Pio XI fin dal 1930 aveva avvertito che il problema dei servizi
religiosi non era più dilazionabile nella “lunghissima striscia di
terreno che si sviluppa per quasi 10 km nella zona
Gianicolense-Portuense”. Qui va ricercata la genesi della decisione
papale di erigere una parrocchia nella chiesa del Crocifisso già fatta
edificare dal pontefice.
Il titolo della nuova chiesa non derivò da un luogo di culto precedente
- e di cappelle ve ne erano nelle ville della zona - ma da un toponimo
medievale, quello della Valle del Crocifisso, comprensorio che si
estendeva sotto il Clivus Rutarius (l’attuale Villa Pamphili).
La toponomastica stradale ha conservato i toponimi medievali di Brava e
Bravetta: le due tenute, rispettivamente di ettari 165 e 161,
costituivano il fundus Bravi che il papa Adriano IV, con la “Liquet
Omnibus” del 10 febbraio 1158 confermò al cardinale Bernardo di S.
Clemente, arciprete di S Pietro in Vaticano e ai rettori dei quattro
monasteri petrini dei SS. Giovanni e Paolo, di S. Martino, di S. Stefano
maggiore e di S. Stefano minore. La conferma diede nuovo vigore a quanto
già era stato stabilito dai suoi predecessori, ad iniziare da Sergio II
(844-847) per cui si può ritenere che già dalla metà del secolo IX si
praticasse a Bravetta un qualche esercizio di cura di anime..
Arrivare nella zona non era affatto semplice: soltanto con atto del 12
settembre 1601 fu fatta pagare ai proprietari frontisti una tassa per
contribuire alla costruzione di una strada “ dalla porta di S. Pancrazio
per andare al Casaletto di S. Pio V”.
La penetrazione più agevole comportò dal secolo XVII la costruzione di
numerose ville tra cui quella del pittore Giovanni Lanfranco (1582-1647)
allievo dei Carracci, legato a Bravetta anche per un motivo ideale con
il titolo della parrocchia: aveva, infatti, dipinto un quadro donato a
Urbano VIII, avente per soggetto il Crocifisso. L’urbanizzazione
proseguì con la costituzione di un consorzio (12 marzo 1852) ancora
esistente “per la strada fatta della Bravetta e per l’esecuzione del
piano”.
LA’ DOVE C’ERA
L’ERBA…
Dopo
questo breve excursus storico ritorniamo... al film che vede come
protagonisti i più anziani residenti nel territorio parrocchiale. Essi
ci ricordano che in principio ….era un prato verde dove pascolavano le
pecore e gli asini brucavano i cardi. Gli urli dei ragazzi che giocavano
a pallone arrivavano fino a Villa Pamphili e si mescolavano a quelli dei
contadini che protestavano vibratamente soprattutto quando alcuni tiri
forti e violenti rovinavano le piantagioni ed i frutteti.
La rappresentante novantaquattrenne di una famiglia insediatasi in zona
fin dal 1918 ha visto nascere e
crescere la chiesa parrocchiale. Il terreno dove sorge, come ci racconta
un erede, era stato venduto dal proprietario dell’area attualmente
confinante.
Il territorio era molto esteso e comprendeva 3000 abitanti. Vi si erano
già insediate le suore di N.S. della Compassione (1922) che avevano una
scuola di ricamo e organizzavano le colonie estive; i padri della
Consolata (1929), le suore di S. Caterina dei Poveri (1932), senza
dimenticare la preesistente opera don Guanella (1918). Nel 1947 le suore
Oblate della S. Famiglia chiedono l’autorizzazione per costruire
l’edificio che ospiterà la scuola materna, elementare e l’avviamento
professionale. Nel 1950 le suore di Regina Pacis acquistano il terreno
dove avrà sede la loro Casa e, successivamente, la scuola materna. Nel
1954 le Suore Carmelitane tengono a battesimo il loro istituto in via
dei Baglioni.
Tra le casupole di contadini e muratori spiccavano alcuni villini: il
più rappresentativo era quello in cui attualmente si trova l’Ambasciata
del Vietnam.
Nel comprensorio parrocchiale erano ubicati i Forti Aurelio e Bravetta
(costruito tra il 1877 e il 1883). Alcuni testimoni ricordano con
terrore Forte Bravetta come luogo di stragi e, in particolare, il
passaggio del camion militare che portava alla morte don Giuseppe
Morosini il 3 aprile 1944.
Chi arrivava per la prima volta nel nostro quartiere rimaneva abbagliato
dalla maestosità del Buon Pastore (a fianco le foto durante la
costruzione e appena ultimato), progettato dall’architetto Brasini, la
cui costruzione ebbe inizio nel 1929 e terminò nel 1934 (si dovette
allargare via di Bravetta per farvi arrivare il materiale da
costruzione). Una suora che ha operato nell’istituto per quasi un
ventennio, richiama alla mente quanto testualmente pubblicato nella loro
rivista “Il Tralcio” in occasione del ricevimento dei Padri Conciliari:
“Bravetta fa concorrenza al Quirinale e all’Ambasciata americana”.
L’unica scuola pubblica elementare aveva sede all’angolo tra via di
Bravetta e via della Consolata; l’unico bar, luogo di ritrovo di giovani
e adulti, era su via di Bravetta all’incrocio via dei Baglioni.
I PRIMI ANNI
I primi
anni della vita parrocchiale videro l’intensificarsi di una serie di
attività che restano ancora impresse nelle menti di chi ce le ricorda:
la filodrammatica che impegnava un bel gruppo di giovani attori e
attrici;
le edizioni dei giornalini: il Grillo parlante, Paraponzipò; le
proiezioni del cinema muto con commento a viva voce del cronista di
turno (un testimone ci racconta che nella nostra parrocchia fu
proiettata la pre-anteprima del film di Fellini La Strada, uscito nel
1954).
Il gruppo sportivo merita una particolare citazione; il calcio
agonistico, nel campo intestato a Pio XI, vide i suoi albori con il
torneo parrocchiale 1945-46; sei le squadre partecipanti: Baglioni,
Scaligeri, Gonzaga, Polenta, Malatesta, Consolata.
L’iscrizione al C.S.I. diede maggiore slancio all’attività del gruppo
sportivo parrocchiale: un suo iscritto riuscì nella grande
impresa di vincere, nel 1951, il campionato provinciale di ciclismo a
Piazza di Siena.
Comincia allora l’affermarsi della Virtus Aurelio che tanti successi ha
mietuto in tornei ufficiali della F.I.G.C., fino ad arrivare alla
vittoria del campionato provinciale di lega giovanile.
Da ricordare con particolare interesse il primo matrimonio celebrato il
24 ottobre 1937 e i ben dodici celebrati il successivo 28 ottobre: gli
sposi erano sei operai, tre manovali, un vetraio, un falegname, un
elettricista. Le spose erano tutte indicate con “d.d.c.” (donna di
casa). Dal 24 ottobre al 26 dicembre dello stesso anno furono celebrati
ben 25 battesimi.
Le processioni lungo le strade del quartiere, specialmente quella del
Corpus Domini, erano seguitecon molta devozione.
La chiesa all’interno aveva un’altra sistemazione: sono molti a
ricordare i momenti dell’installazione del grande Crocifisso sull’altare
maggiore, opera del Morbiducci, della Vergine, del Sacro Cuore, della
Pietà.
Come si arrivava a via di Bravetta con i mezzi di trasporto pubblico? I
passeggeri degli anni ‘30 ricordano che si prendeva il tram da piazza S.
Pietro a Madonna del Riposo, sostituito successivamente dal filobus 134
da largo Tassoni a Primavalle. A piazza Irnerio c’era il 233 fino ai
Villini-Madonnina (35 centesimi a corsa) con prolungamenti alternati
fino al Buon Pastore e a Forte Bravetta (50 centesimi); poi, ultimata
via Gregorio VII nei primi anni 50, fu istituita la linea 98 che partiva
da largo Tassoni e faceva capolinea in via dei Carraresi e
successivamente al Buon Pastore. L’economia era basata sull’agricoltura:
anche il nome delle strade ricorda le vigne esistenti. Nelle vicinanze
della nostra parrocchia operavano tre piccole imprese nei settori della
maglieria, dell’edilizia e della lavorazione del legno.
ARRIVANO GLI OMI
Nell’ottobre del 1957 il cardinale vicario Clemente Micara affidò la
parrocchia alla Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata, fondata
da Eugenio de Mazenod, proclamato santo da Giovanni Paolo II il 3
dicembre 1995. Le zone dei Villini, di Bravetta e di Corviale erano
ancora delle isole nel susseguirsi dei campi.
La grande espansione edilizia lungo la direttrice stabilita da via
Gregorio VII e la costruzione della via Olimpica che ha tagliato a metà
villa Pamphili, solo da poco ricollegata per i pedoni da un cavalcavia,
portarono a rapide (ed ora lentissime) comunicazioni verso il nostro
territorio. Da qui una vera e propria aggressione edilizia, salvata solo
parzialmente dagli interventi per la tutela della cosiddetta “Valle dei
Casali”. Una ricerca dell’Istituto di disegno e rilievo dei monumenti
della Facoltà di Architettura, fondato nel 1957 dal professor Del
Debbio, ha enumerato ventotto casali. Il trapasso dall’ambiente agricolo
a quello cittadino, con un vertiginoso cambiamento del tessuto sociale,
ha posto problemi all’azione pastorale della parrocchia che ha dovuto
anche tener conto, dagli anni settanta, delle questioni sollevate dalla
presenza del Residence Roma.
Catechesi, liturgia, approfondimento delle Scritture, formazione
missionaria, attenzione ai bisogni (non solo materiali) della gente,
sono i momenti essenziali su cui è stato costruito e continua a
costruirsi, il progetto di evangelizzazione di un territorio che conta
oggi intorno ai diciottomila abitanti, suddivisi in circa
cinquemilaquattrocento nuclei familiari, la maggioranza dei quali
provenienti da diverse regioni italiane.
Tra gli eventi importanti degli ultimi tempi non possiamo dimenticare la
visita di Papa Giovanni Paolo II avvenuta il 14 marzo 1982, la missione
parrocchiale e la celebrazione del cinquantennio nel 1987 (da ricordare
la conferenza del parrocchiano Oscar Luigi Scalfaro), la missione nel
triennio 1997-1999 in preparazione del grande Giubileo del 2000, la
missione giovanile “Granelli di luce” nel 2002, la missione alle
famiglie nel 2005 e le varie feste parrocchiali che coinvolgono un gran
numero di fedeli.
Guardando al futuro e oltre ogni singola attività non possiamo non
ribadire il nostro impegno di fondo: vivere il Vangelo nel quotidiano
rendendone partecipe chi ci sta a fianco. Terminiamo qui questi
fotogrammi che rivivono nella memoria entusiasta di chi ha vissuto i
primi anni della vita parrocchiale. Non possiamo fare a meno di
ricordare il fotografo ufficiale del quartiere il quale, pochi giorni
dopo aver dato la sua testimonianza, ci ha lasciati: riprenderà
dall’Alto, anche i futuri avvenimenti.
____________________
La ricerca è stata condotta da Antonio Scamardì che ha
raccolto le testimonianze per i primi vent’anni della vita parrocchiale
da Carlo Pisicchio (fotografo), Margherita Bordoni, Olga Bernardoni,
Giuliana e Giuseppe Mattiacci, Anna Maria e Maria Luisa Franceschina,
Maria Valentini, Gino Barchiesi e Lidia Valentini, Mario Dotto, Cesare
Mottini, Don Nico, suor Donatina, suor Sebronia, suor Giulia, suor
Ersilia, suor Clorinda, suor Adriana.
|
|