Parrocchia  SS. Crocifisso

Via di Bravetta, 332 – 00164 Roma

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LE ORIGINI STORICHE

La storia della parrocchia (come deduciamo dall’articolo dell’Osservatore Romano pubblicato in occasione della visita di Giovanni Paolo II) ha origine dal decreto Quo Aptius, del 21 ottobre 1937, emanato dal cardinale vicario Francesco Marchetti Selavaggiani, con il quale si istituì la parrocchia del Santissimo Crocifisso, affidata a sacerdoti diocesani, e si sanciva che il territorio della giurisdizione parrocchiale veniva formato dallo smembramento di parte di quelli delle parrocchie di San Pancrazio Martire, di Santa Maria del Carmine e di San Giuseppe al Casaletto di San Pio V.
Il papa Pio XI fin dal 1930 aveva avvertito che il problema dei servizi religiosi non era più dilazionabile nella “lunghissima striscia di terreno che si sviluppa per quasi 10 km nella zona Gianicolense-Portuense”. Qui va ricercata la genesi della decisione papale di erigere una parrocchia nella chiesa del Crocifisso già fatta edificare dal pontefice.
Il titolo della nuova chiesa non derivò da un luogo di culto precedente - e di cappelle ve ne erano nelle ville della zona - ma da un toponimo medievale, quello della Valle del Crocifisso, comprensorio che si estendeva sotto il Clivus Rutarius (l’attuale Villa Pamphili).
La toponomastica stradale ha conservato i toponimi medievali di Brava e Bravetta: le due tenute, rispettivamente di ettari 165 e 161, costituivano il fundus Bravi che il papa Adriano IV, con la “Liquet Omnibus” del 10 febbraio 1158 confermò al cardinale Bernardo di S. Clemente, arciprete di S Pietro in Vaticano e ai rettori dei quattro monasteri petrini dei SS. Giovanni e Paolo, di S. Martino, di S. Stefano maggiore e di S. Stefano minore. La conferma diede nuovo vigore a quanto già era stato stabilito dai suoi predecessori, ad iniziare da Sergio II (844-847) per cui si può ritenere che già dalla metà del secolo IX si praticasse a Bravetta un qualche esercizio di cura di anime..
Arrivare nella zona non era affatto semplice: soltanto con atto del 12 settembre 1601 fu fatta pagare ai proprietari frontisti una tassa per contribuire alla costruzione di una strada “ dalla porta di S. Pancrazio per andare al Casaletto di S. Pio V”.
La penetrazione più agevole comportò dal secolo XVII la costruzione di numerose ville tra cui quella del pittore Giovanni Lanfranco (1582-1647) allievo dei Carracci, legato a Bravetta anche per un motivo ideale con il titolo della parrocchia: aveva, infatti, dipinto un quadro donato a Urbano VIII, avente per soggetto il Crocifisso. L’urbanizzazione proseguì con la costituzione di un consorzio (12 marzo 1852) ancora esistente “per la strada fatta della Bravetta e per l’esecuzione del piano”.

LA’ DOVE C’ERA L’ERBA…

Dopo questo breve excursus storico ritorniamo... al film che vede come protagonisti i più anziani residenti nel territorio parrocchiale. Essi ci ricordano che in principio ….era un prato verde dove pascolavano le pecore e gli asini brucavano i cardi. Gli urli dei ragazzi che giocavano a pallone arrivavano fino a Villa Pamphili e si mescolavano a quelli dei contadini che protestavano vibratamente soprattutto quando alcuni tiri forti e violenti rovinavano le piantagioni ed i frutteti.
La rappresentante novantaquattrenne di una famiglia insediatasi in zona fin dal 1918 ha visto nascere 1e crescere la chiesa parrocchiale. Il terreno dove sorge, come ci racconta un erede, era stato venduto dal proprietario dell’area attualmente confinante.
Il territorio era molto esteso e comprendeva 3000 abitanti. Vi si erano già insediate le suore di N.S. della Compassione (1922) che avevano una scuola di ricamo e organizzavano le colonie estive; i padri della Consolata (1929), le suore di S. Caterina dei Poveri (1932), senza dimenticare la preesistente opera don Guanella (1918). Nel 1947 le suore Oblate della S. Famiglia chiedono l’autorizzazione per costruire l’edificio che ospiterà la scuola materna, elementare e l’avviamento professionale. Nel 1950 le suore di Regina Pacis acquistano il terreno dove avrà sede la loro Casa e, successivamente, la scuola materna. Nel 1954 le Suore Carmelitane tengono a battesimo il loro istituto in via dei Baglioni.
Tra le casupole di contadini e muratori spiccavano alcuni villini: il più rappresentativo era quello in cui attualmente si trova l’Ambasciata del Vietnam.
Nel comprensorio parrocchiale erano ubicati i Forti Aurelio e Bravetta (costruito tra il 1877 e il 1883). Alcuni testimoni ricordano con terrore Forte Bravetta come luogo di stragi e, in particolare, il passaggio del camion militare che portava alla morte don Giuseppe Morosini il 3 aprile 1944.
Chi arrivava per la prima volta nel nostro quartiere rimaneva abbagliato dalla maestosità del Buon Pastore (a fianco le foto durante la costruzione e appena ultimato), progettato dall’architetto Brasini, la cui costruzione ebbe inizio nel 1929 e terminò nel 1934 (si dovette allargare via di Bravetta per farvi arrivare il materiale da costruzione). Una suora che ha operato nell’istituto per quasi un ventennio, richiama alla mente quanto testualmente pubblicato nella loro rivista “Il Tralcio” in occasione del ricevimento dei Padri Conciliari: “Bravetta fa concorrenza al Quirinale e all’Ambasciata americana”. L’unica scuola pubblica elementare aveva sede all’angolo tra via di Bravetta e via della Consolata; l’unico bar, luogo di ritrovo di giovani e adulti, era su via di Bravetta all’incrocio via dei Baglioni.

I PRIMI ANNI

I primi anni della vita parrocchiale videro l’intensificarsi di una serie di attività che restano ancora impresse nelle menti di chi ce le ricorda: la filodrammatica che impegnava un bel gruppo di giovani attori e attrici;
le edizioni dei giornalini: il Grillo parlante, Paraponzipò; le proiezioni del cinema muto con commento a viva voce del cronista di turno (un testimone ci racconta che nella nostra parrocchia fu proiettata la pre-anteprima del film di Fellini La Strada, uscito nel 1954).
Il gruppo sportivo merita una particolare citazione; il calcio agonistico, nel campo intestato a Pio XI, vide i suoi albori con il torneo parrocchiale 1945-46; sei le squadre partecipanti: Baglioni, Scaligeri, Gonzaga, Polenta, Malatesta, Consolata.
L’iscrizione al C.S.I. diede maggiore slancio all’attività del gruppo sportivo parrocchiale: un suo iscritto riuscì nella 4grande impresa di vincere, nel 1951, il campionato provinciale di ciclismo a Piazza di Siena.
Comincia allora l’affermarsi della Virtus Aurelio che tanti successi ha mietuto in tornei ufficiali della F.I.G.C., fino ad arrivare alla vittoria del campionato provinciale di lega giovanile.
Da ricordare con particolare interesse il primo matrimonio celebrato il 24 ottobre 1937 e i ben dodici celebrati il successivo 28 ottobre: gli sposi erano sei operai, tre manovali, un vetraio, un falegname, un elettricista. Le spose erano tutte indicate con “d.d.c.” (donna di casa). Dal 24 ottobre al 26 dicembre dello stesso anno furono celebrati ben 25 battesimi.
Le processioni lungo le strade del quartiere, specialmente quella del Corpus Domini, erano seguitecon molta devozione.
La chiesa all’interno aveva un’altra sistemazione: sono molti a ricordare i momenti dell’installazione del grande Crocifisso sull’altare maggiore, opera del Morbiducci, della Vergine, del Sacro Cuore, della Pietà.
Come si arrivava a via di Bravetta con i mezzi di trasporto pubblico? I passeggeri degli anni ‘30 ricordano che si prendeva il tram da piazza S. Pietro a Madonna del Riposo, sostituito successivamente dal filobus 134 da largo Tassoni a Primavalle. A piazza Irnerio c’era il 233 fino ai Villini-Madonnina (35 centesimi a corsa) con prolungamenti alternati fino al Buon Pastore e a Forte Bravetta (50 centesimi); poi, ultimata via Gregorio VII nei primi anni 50, fu istituita la linea 98 che partiva da largo Tassoni e faceva capolinea in via dei Carraresi e successivamente al Buon Pastore. L’economia era basata sull’agricoltura: anche il nome delle strade ricorda le vigne esistenti. Nelle vicinanze della nostra parrocchia operavano tre piccole imprese nei settori della maglieria, dell’edilizia e della lavorazione del legno.

ARRIVANO GLI OMI

Nell’ottobre del 1957 il cardinale vicario Clemente Micara affidò la parrocchia alla Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata, fondata da Eugenio de Mazenod, proclamato santo da Giovanni Paolo II il 3 dicembre 1995. Le zone dei Villini, di Bravetta e di Corviale erano ancora delle isole nel susseguirsi dei campi.3
La grande espansione edilizia lungo la direttrice stabilita da via Gregorio VII e la costruzione della via Olimpica che ha tagliato a metà villa Pamphili, solo da poco ricollegata per i pedoni da un cavalcavia, portarono a rapide (ed ora lentissime) comunicazioni verso il nostro territorio. Da qui una vera e propria aggressione edilizia, salvata solo parzialmente dagli interventi per la tutela della cosiddetta “Valle dei Casali”. Una ricerca dell’Istituto di disegno e rilievo dei monumenti della Facoltà di Architettura, fondato nel 1957 dal professor Del Debbio, ha enumerato ventotto casali. Il trapasso dall’ambiente agricolo a quello cittadino, con un vertiginoso cambiamento del tessuto sociale, ha posto problemi all’azione pastorale della parrocchia che ha dovuto anche tener conto, dagli anni settanta, delle questioni sollevate dalla presenza del Residence Roma.
Catechesi, liturgia, approfondimento delle Scritture, formazione missionaria, attenzione ai bisogni (non solo materiali) della gente, sono i momenti essenziali su cui è stato costruito e continua a costruirsi, il progetto di evangelizzazione di un territorio che conta oggi intorno ai diciottomila abitanti, suddivisi in circa cinquemilaquattrocento nuclei familiari, la maggioranza dei quali provenienti da diverse regioni italiane.
Tra gli eventi importanti degli ultimi tempi non possiamo dimenticare la visita di Papa Giovanni Paolo II avvenuta il 14 marzo 1982, la missione parrocchiale e la celebrazione del cinquantennio nel 1987 (da ricordare la conferenza del parrocchiano Oscar Luigi Scalfaro), la missione nel triennio 1997-1999 in preparazione del grande Giubileo del 2000, la missione giovanile “Granelli di luce” nel 2002, la missione alle famiglie nel 2005 e le varie feste parrocchiali che coinvolgono un gran numero di fedeli.
Guardando al futuro e oltre ogni singola attività non possiamo non ribadire il nostro impegno di fondo: vivere il Vangelo nel quotidiano rendendone partecipe chi ci sta a fianco. Terminiamo qui questi fotogrammi che rivivono nella memoria entusiasta di chi ha vissuto i primi anni della vita parrocchiale. Non possiamo fare a meno di ricordare il fotografo ufficiale del quartiere il quale, pochi giorni dopo aver dato la sua testimonianza, ci ha lasciati: riprenderà dall’Alto, anche i futuri avvenimenti.

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La ricerca è stata condotta da Antonio Scamardì che ha raccolto le testimonianze per i primi vent’anni della vita parrocchiale da Carlo Pisicchio (fotografo), Margherita Bordoni, Olga Bernardoni, Giuliana e Giuseppe Mattiacci, Anna Maria e Maria Luisa Franceschina, Maria Valentini, Gino Barchiesi e Lidia Valentini, Mario Dotto, Cesare Mottini, Don Nico, suor Donatina, suor Sebronia, suor Giulia, suor Ersilia, suor Clorinda, suor Adriana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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