| |
Il saluto del
parroco,
p. Pino Sorrentino OMI
E’
la prima occasione che ho di entrare nelle vostre case e di
raggiungere e incontrare tutta la comunità parrocchiale. Vorrei
entrarci in punta di piedi, quasi con il timore di rubare del tempo
e disturbare, ma anche con la gioia di poter stare in vostra
compagnia e condividere, con semplicità, qualcosa di me e di nostro,
con ciascuno di voi.
Anzitutto vorrei presentarmi, visto che dal 21 febbraio sono un
vostro “vicino di casa”. Il mio trasferimento in via di Bravetta 332
non è stata una mia scelta, ma sono stato “inviato” come “segno” e
“presenza” del Signore Gesù. Essere il vostro parroco, ecco la
missione, impegnativa ed entusiasmante che mi è stata affidata.
Le mie origini sono calabresi, terra ospitale ed “amara”. Sono nato
a Zungri, un piccolo centro agricolo, ricco di bellezze naturali e
antica dimora di monaci basiliani, a metà strada tra Vibo Valentia e
Tropea, da una onesta, laboriosa e credente famiglia. Ho scoperto la
mia vocazione sacerdotale quando frequentavo la scuola media, e il
ricordo del giorno, dell’ora e del luogo della “chiamata” è ancora
vivo. Terminati gli studi liceali, il 28 settembre del 1979 ho
lasciato “tutto” per realizzare il sogno della mia vita: diventare
Missionario Oblato di Maria Immacolata. A Marino Laziale e poi a
Vermicino ho fatto gli studi di filosofia e teologia. Palermo è
stata la prima esperienza missionaria. Sei intensi anni vissuti con
passione e generosità, al servizio dei giovani, ricambiati da
amicizia e fecondi frutti. Poi il Santuario-Parrocchia del Cuore
Immacolato di Maria a Pescara, che mi ha accolto e custodito per
otto anni. Una comunità eccezionale, ricca di fede e generosa nella
carità, che ho avuto la gioia di servire come parroco. Gli ultimi
sei anni di nuovo a Vermicino, con un incarico un po’ particolare,
vicario provinciale, cioè al servizio dei Missionari Oblati presenti
in Italia, in Uruguay, in Senegal e in Romania. Ho viaggiato molto,
ho incontrato molte persone, ma soprattutto ho potuto apprendere dal
vivo che cosa sia la passione per il Regno di Dio, “ascoltando”,
“osservando” e “ammirando” la fatica della semina e l’esultanza del
raccolto degli operai del Vangelo.
La mia presenza in mezzo a voi coincide, quasi, con l’inizio dei
festeggiamenti per il giubileo della parrocchia e della presenza
degli Oblati al servizio del quartiere.
Forse qualcuno si chiederà: perché volgere lo sguardo al passato?
Che senso ha festeggiare il 70° della nascita di una parrocchia e il
50° della sua guida da parte di una Congregazione missionaria? Non
dovremmo essere proiettati verso il futuro e indirizzare le nostre
energie e le nostre risorse per comprenderlo e progettarlo?
Vorrei tentare di rispondere e di chiarire il senso di questo
duplice giubileo con una piccola “parabola”.
Per poter camminare c’è bisogno di due piedi, uno ben ancorato per
terra, l’altro proteso in avanti, in cerca di un nuovo punto di
appoggio. Se i piedi stanno tutti e due per terra, non si cammina.
Se, invece, sono entrambi sospesi per aria, si cade.
Questo giubileo è un messaggio e un invito-impegno a ri-cordare,
cioè riportare al cuore, con gratitudine, la storia e le persone di
questa nostra comunità, ma anche di guardare al futuro con fiducia.
Però ricordare diventa fecondo e fruttuoso se è accompagnato da uno
sguardo contemplativo, che ci rende capaci di scorgere le orme, a
volte invisibili, di Dio nella storia; ci fa rendere conto che Dio è
pieno di tenerezza e compassione verso ciascuno di noi e verso tutto
il suo popolo; ci fa percepire in quest’oggi della nostra storia la
sua presenza; ci aiuta a trovare fiducia nel nostro cammino spesso
così duro e talvolta deludente; ci fa sperimentare la gioia della
gratitudine verso coloro che ci hanno preceduto. Il passato è
rivelazione di Dio, è motivo di speranza, perché Dio è fedele. Ecco
perchè possiamo e dobbiamo essere protagonisti di una storia che
continua, perché la nostra salvezza è ancorata sull’amore del
Signore che non viene mai meno.
Affinché questo nostro duplice giubileo porti frutto, lasci una
traccia profonda e diventi motivo di rinnovato entusiasmo e
progettualità, abbiamo pensato che la festa patronale del maggio
2007 segni l’inizio dei festeggiamenti che si concluderanno nel
maggio 2008.
Ma quale augurio farci per questo anniversario? Quale suggestiva
immagine potrebbe esprime la grazia e la sfida di questo nuovo
inizio?
Giovanni Paolo II ci direbbe: non c’è nulla di nuovo da inventare,
perché non una formula ma una Persona ci salverà, e la certezza che
essa ci infonde: Io sono con voi! Il programma è Cristo da
conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e
trasformare con lui la storia.
Si è soliti manifestare l’esultanza della festa con la musica, la
danza e i fiori. Ecco allora il mio augurio che si fa preghiera,
affinché questa nostra comunità diventi come il girasole: fiore che
danza immobile intorno al sole, che lo attrae e lo seduce. La forza
non sta nel fragile fiore ma nel sole. L’importante è … esporsi
senza paura… orientarsi all’ascolto… lasciarsi sedurre, perché la
nostra vita venga trasformata in una continua danza di luce! |
|